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Al Parco Increa il falò di Sant’Antonio-Confermato

Data dell'evento: Giovedì 17 gennaio 2019
Ora dell'evento: ore 21:00
Luogo dell'evento: Parco Increa
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Torna il rito immancabile di metà gennaio

Dopo il 13 dicembre, Santa Lucia "il giorno più corto che ci sia", le giornate iniziano impercettibilmente ad allungarsi fino ad arrivare al 17 gennaio, Sant'Antonio, quando il solstizio d'inverno è passato da ormai un mese e si ha un'ora in più di luce, che il proverbio "A Sant'Antoni un'ura e un glori" associa alla recita di una preghiera di ringraziamento, il Gloria.

Attenzione, però, che il Sant'Antonio di cui parliamo non è quello da Padova, che si festeggia il 13 giugno, ma il Sant'Antonio Abate, vissuto nel IV secolo dopo Cristo in Egitto, attorno al quale gli aforismi della sapienza agreste ci tramandano leggende e significati ancestrali.

Fin dall'epoca medievale, il Santo è il patrono dei contadini, degli allevatori e protettore degli animali, come testimoniano i principali elementi iconografici che lo identificano: il maiale, il bastone con il campanellino e il fuoco ai suoi piedi.

Ma perché proprio il maiale? Qui almeno si possono intravedere due motivazioni: una perché l'animale era prezioso per l'economia contadina, un vero e proprio tesoro tanto che "del maiale non si butta via niente!"; l'altra perché il suo grasso era utilizzato dagli antoniani negli hospitii (ospedali) come emolliente per le piaghe provocate dal "fuoco di Sant'Antonio", e Antonio, dice la tradizione, era anche un taumaturgo capace di guarire malattie e il mal di denti.

E poi, ci sono credenze popolari come quella che vuole che il Santo aiuti a trovare le cose perdute: "Sant'Antoni dala barba bianca fam trua quel ca ma manca" (Sant'Antonio dalla barba bianca fammi trovare quello che ho perso).

Ma l'elemento che più di tutti lo ricorda è il fuoco, che si dice legato ad antichi culti celtici, quando il falò illuminava le campagne per celebrare la vittoria della luce sul buio e dal falò si traevano presagi sull'andamento dell'annata nei campi: se le fiamme inclinavano verso ponente, si poteva sperare che il Santo avrebbe garantito un'annata "bundanziüsa", cioè prospera, altrimenti ci sarebbe stato un anno "di vacche magre" contraddistinto da miseria e povertà.

Sarà perché il falò esercita sempre un fascino intramontabile che attira gli sguardi incantandoli per lunghi attimi o perché è sempre un momento di festa circondarlo mentre le fiamme spazzano il buio nella spianata antistante al laghetto Increa, la sera del 17 gennaio alle 21, potrebbe essere per tutti l'occasione per esorcizzare paure, dubbi e malumori, gli ultimi strascichi dell'anno appena passato, condividendo un bicchiere di vin brulè e gustando le frittelle del Santini, per ben iniziare il 2019.