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Le cascine brugheresi

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Cascina Guzzina (Foto Visini)
Cascina Guzzina (Foto Visini)

I cascinali brugheresi sono stati ristrutturati e dotati di tutti i comfort della civiltà moderna nel rispetto, comunque, della loro architettura originaria.

Costituiti da un piano terreno e da un primo piano, alcuni sono situati in posizione baricentrica rispetto alla campagna, altri sorgono sul ciglio di una strada per un tratto delimitante generalmente due proprietà e che, successivamente, si addentra nel fondo.

Gli edifici colonici classici delle cascine maggiori sono a pianta  rettangolare.

Sui lati di un vasto cortile sono disposti quattro corpi di fabbricato: due porticati, al piano terra, ospitano le abitazioni; un terzo, con stalle, portico e fienile, è destinato al ricovero del bestiame ed al deposito dei foraggi (laddove non è stato sostituito da strutture moderne); un quarto, ora soppresso e altrimenti destinato, era originariamente costituito da piccoli vani ad un piano, contenenti le latrine.

A questo schema strutturale rispondono le cascine Pareana (dal nome di un uccello), Sant'Ambrogio, Guzzina (da gussetta, vale a dire bozzoli non riusciti), Dorderio (nido delle rondini), Moia, Casecca (casa in mezzo al secco), San Cristoforo, Torazza, San Paolo, Modesta (così detta per la semplicità della cascina e l’indole virtuosa della sua gente) e Comolli.

La Cascina Occhiate e il suo mulino

La medioevale Octavum, così denominata perché situata all'ottavo miglio della strada che da Milano conduceva a Monza, e in seguito chiamata Occhiate, perché un tempo zona di caccia e i cacciatori per evitare l'abitato della cascina dicevano che bisognava dare delle occhiate, si contende, con la cascina Sant'Ambrogio, il primato di cascina più antica del territorio.

E' conosciuta anche come l'ospizio dell'ottavo miglio perché i monaci di Sant'Ambrogio la diedero in gestione ai contadini del mulino con l'impegno di farne un ospedale per i poveri e i pellegrini.

Situata al confine nord-ovest di Brugherio, presso il fiume Lambro, è famosa infatti anche per il suo molino da grano ad acqua, mulino tuttora funzionante che utilizza le acque della roggia Molinara (o Mornera) derivante dal fiume Lambro.

La Cascina Increa

Particolare della cappella (foto Ferrario)
Particolare della cappella (foto Ferrario)

Nella località Increa, sorge la Cascina Increa, un complesso di notevoli proporzioni, di proprietà delle famiglie milanesi dei Tizzoni prima, e degli Ottolini poi. La sua costruzione iniziò verso la metà del '600; nel 1691 venne inaugurata ufficialmente la parte centrale, costituita dalla villa padronale, che fu residenza delle famiglie Tizzoni e Ottolini.

La cascina è organizzata in quattro corti: la corte grande ed una da essa derivata per i salariati; la corte padronale, per i proprietari; la corte riservata alle abitazioni, alle attività artigianali e alle stalle. Il prospetto principale rigidamente lineare, si sviluppa lungo la strada sulla quale si aprono i vari accessi alle corti.
Alla grande corte rustica si accede da una tradizionale apertura arcuata; tre suoi lati sono definiti dalle abitazioni, che hanno un piano terra porticato e un primo piano balconato. Il quarto lato è costituito dal lungo edificio rustico dietro il quale si trovano alcuni servizi comuni (come il forno), e tratti di muro che delimita il complesso.

I rustici si estendono nella parte posteriore destra del complesso; si scorgono nell'area retrostante le tracce di un grande parco all'inglese ormai perduto. Notevole, sulla sinistra del portico, è lo scalone con balaustra a pilastrini che conserva, anche se in stato di decadimento, ancora intatte la struttura e le decorazioni originali.

Anche qui, come in tutte le cascine lombarde, spazi di notevole importanza, sono quelli riservati alle lavorazioni agricole, attività alle quali era finalizzata tutta l'azienda, perfettamente organizzata nei suoi spazi e nelle sue funzioni.

Nella cascina Increa, vi è una netta distinzione gerarchica tra le abitazioni dei salariati e quella padronale, caratterizzata, quest'ultima, da una tipologia architettonica particolarmente forbita e da una corte discretamente separata dagli altri ambienti comunitari.

Alla grande corte rustica si accede da una tradizionale apertura arcuata; tre suoi lati sono definiti dalle abitazioni, che hanno un piano terra porticato e un primo piano balconato. Il quarto lato è costituito dal lungo edificio rustico dietro il quale si trovano alcuni servizi comuni (come il forno), e tratti di muro che delimita il complesso.

Alla corte padronale si accede attraverso un invito ad emiciclo, una volta sfondo prospettico del viale di accesso, del quale restano ora due obelischi.

Lo spazio chiuso tra il corpo principale della cascina nel quale, al piano terra, si apre un porticato a cinque arcate, e due ali di servizio leggermente più basse, dove si intravedono tre aperture simmetriche. Dal porticato si accede ad un ampio salone; al primo piano si sale per mezzo dello scalone di rappresentanza con bella balaustrata. All'interno dell'edificio sono ancora visibili tracce di affreschi.

Su questo stesso lato della corte si trova una piccola cappella, che presenta lo sfondo absidale dipinto con effetto illusionistico.

La chiesetta di Increa fu inaugurata nell'anno 1691 e nel quale la consorella Cascina di Sant'Ambrogio veniva ceduta dal feudo Besozzi di Carugate a Cassina Baraggia.

Alle pareti due bei quadri raffiguranti la Natività e l'Agonia di San Giuseppe; richiamo al mondo che nasce e al mondo che muore. Recenti restauri le hanno restituito il primitivo splendore.